MANIFESTO
Salerno2055 è una città ideale del Meridione e di tutti i Sud del mondo. Non ha luogo e non ha tempo, 30 anni per far sì che si realizzi, mille anni distanti dal Genius Loci.
Tra resistenza e restanza la rivoluzione è culturale nel Tempio della Sapienza.
Salerno2055 è un’azione di resistenza culturale. Il disegno di una città ideale del sud del mondo.
Combatte le conseguenze che dispersione giovanile e turistificazione hanno sulla città di Salerno e il suo popolo.
Nasce per la tutela degli spazi affinché possano essere scoperti e riscoperti dai cittadini con intenti che favoriscano la socialità e l’incontro.
Nasce per restaurare l’opulenta città ippocratica intesa come sinergia tra la Schola Salerni, le acque termali, le erbe medicamentose che hanno fatto di questa terra la città della cura.
Nasce affinché il mare possa tornare a essere patrimonio della città e che la cultura della gente di mare possa tornare a essere patrimonio di noi popolo di pescatori.
Nasce affinchè gli abitanti di ogni quartiere della città (nuovo, antico e lontano) possano sentirsi uniti sotto un unico triangolare nome: Salerno.
Respinge ogni richiesta politica di palazzo / da talk show e ogni suo becero tentativo di strumentalizzare le attività per fini speculatori.
Condanna la manipolazione del termine “identità” per intenti nazionalistici. L’identità che vuole restaurare ha il solo fine di arricchire ed essere arma di confronto per i salernitani e i nuovi salernitani che incontreranno le culture del mondo nel corso della propria esistenza.
Promuove il confronto. Anche quello che discute il pensiero di questo stesso manifesto ma solo nei paradigmi non negoziabili del dialogo civile e costruttivo.
Salerno è sineddoche dei Sud del mondo.
I salernitani sono gli unici custodi della propria terra che appartiene solo e unicamente ai salernitani che la abitano da più di duemila anni. Per salernitano si intende ogni persona che conosce e tutela la città e le sue sorti o è interessato a farlo. Esser nati qui non presuppone nessuna cittadinanza di diritto.
Saraceno è lo speculatore e verrà combattuto con gli strumenti sopraelencati: cultura e bellezza.
Obiettivo unico, immaginare la Salerno del 2055 così che abbia nuovamente i lineamenti di un luogo in cui vivere e tornare a vivere.
Ti ho seguito nell’ombra, rincorso come la luna rincorre lo sguardo dei passeggeri delle auto che la osservavano andando verso la notte. È tempo di destare la nostra vocazione di gente di mare che ha curato il mondo intero.
Mille anni sono abbastanza per tornare a risplendere.
Che vanto poter dire d’esser nati salernitani.
Bisogna esser franchi: vedere la prima luce del mondo qui tra Leucosia e Partenope è una fortuna, una benedizione.
Chi ci nasce eredita senza meriti o sforzi: la dotta scienza della Scuola Medica, lo scibile e il culto del lavoro degli uomini di mare. Forte delle erbe medicinali, che i luoghi montani le offrono, trionfa quando potentemente combatte con la morte; sradica le malattie e sfata il destino. Poiché è tanto feconda, eccelle per tanta sapienza, lo spirito di Apollo la invade tutta.
Verticali sul mare mai tornerete ad ammirare: monasteri medievali, palazzi nobiliari, giardini pensili, cianciolle, campanili altissimi, reti coloratissime, rena e sorgenti curative. Oh se tutti i popol del mondo potessero contemplare tale bellezza!
Noi, fortunato popolo, siamo tenuti a sorreggere il peso della nostra storia, guardare al futuro.
Il pisciaiuolo è morto. L’Unità e le Grandi Guerre hanno interrotto sulla linea della memoria le reminiscenze della Scuola Salernitana, della multiculturalità di questa roccaforte longobarda. Lo sviluppo dei quartieri collinari e orientali ha logorato il legame affettivo con le persone della città antica. Siamo oggi disuniti, non ci riconosciamo neanche nello specchio dei nostri stessi volti. Abbiamo dimenticato 2000+ anni della nostra storia – vergognandoci dei nostri costumi antichi, svenduto le case dei nostri nonni che abitavano quei vicoli antichi. Abbiamo poi mischiato nel calderone arraffazzonato campano (che ormai ci permea per pigrizia) ogni nostra tradizione unicamente salernitana.
Troppi figli di questo Golfo delle Sirene sono lontani. La dispersione è l’atrocità più dolorosa che ci colpisce e che abbiamo normalizzato rassegnati. Dando le spalle ai Sud del mondo ci siamo allontanati oltre i Monti Lattari incapaci poi di disegnare sulle mappe del racconto da dove provenissimo e soprattutto chi fossimo. Partire è una scelta, simbolo di libertà e principio di conoscenza - una fortuna.
Emigrare è un malcostume troppo diffuso.
Sono le barriere sociali a tirarvi via di forza dalle braccia di questo lunato golfo - mai dovrete accettare lo stato delle cose. Non lasciate che vi convincano. Partite per arricchirvi, restate per arricchire. Molti poi invece rimangono per molti altri motivi ancora. Tra i virtuosi segnalerò solo chi oppone la stessa resistenza dei briganti del nero Vulture, impegnati - nonostante gli impedimenti - a tracciare superSTRADE per i giovani che cammineranno per questi sentieri ora di rovi.
C’è un’altra Hydra che affamata decima invincibile la mia gente: la turistificazione. Gli interessi di pochi spingono via i molti. Quel popolo antico già disilluso dai motivi precedentemente raccontati aveva almeno la pace di ritrovare ogni volta che tornava le sagome di una casa immutabile, della propria gente, le proprie cose (quella che gli influencer immondi e indegni si sono venduti come vita lenta è niente più che la migliore velocità per scandire i tempi della propria esistenza: quella che non rincorre i modelli altrui e al quale noi Sud del mondo siamo stati piacevolmente conannati). Non poteva immaginare che ogni due giorni avrebbe trovato un volto nuovo, mille volti nuovi a sopraffarlo in numero. Gente incolpevole sì ma che ben sappiamo considera la nostra bimillenaria terra nient’altro che un instagrammabile dormitorio; altri invece speculano su queste nostre strade dotte trasformandole in un centro commerciale di h24, beb, calamite, paccottiglia, stracci e spritz annacquati; mai sarà accettato lo speculatore – saraceno sarà combattuto soprattutto colui che alimenta la dose di veleno somministrata a questa mia gente di mare. E noi custodi antichi della città siamo costretti ad andare via, senza avere possibilità di salvare la nostra terra dalla delicata occupazione in nome dello sviluppo economico fatta ai nostri danni. Non è il turismo il problema, è la turistificazione.
Camorristi e politici di palazzo non temete: Salerno2055 sarà fatta di racconti intesi a colpire il cuore e la mente del popolo - gli occhi, sarà il tempo a spalancarli. Questa iniziativa non intende intralciare nessuno dei vostri affari. Affari che mortificano la mia gente con il cemento, la speculazione edilizia e la finta urbanizzazione visionaria. Affari che schiavizzano le poveri genti che cercano tra queste triangolari mura la speranza di una vita dignitosa e sono costrette a diventare manodopera di malaffare, a spartirsi in dieci un letto, a lavorare per due spicci nelle cucine, a umiliarsi :fiori tra fiori di rosa, a fare da comparsa in commerci-lavatrice che mortificano loro e noi. Sono lontani dalle possibilità di integrarsi e arricchire questa città con la propria cultura e la propria empatia perchè troppo impegnati a inseguire le vostre subdole promesse di libertà.
Affari che ci hanno tolto la sensorialià del mare oggi privilegio solo della vista. Che affronto gentrificare la costa delle sirene! Strabone e Omero le riconobbero custodi di questo golfo profondissimo, solo Odisseo ascoltò incolume il loro mortal canto. E Apollo, padre di nostro padre, insonorizzò gozzi e lampare, allontanò da quel divino suono solo i naviganti a cui fu affidato il sapere antico della pesca, dell’orientamento, dei venti, del domani. Che meraviglioso popolo fummo: pelle di sale, le dita intagliate da reti colorate e lo sguardo sempre all’orizzonte in attesa del domani. Gente di mare, pisciaiuoli.
Porti ce ne sono abbastanza: non tutti hanno una barca ma tutti hanno un costume.
Questo tempio ospita forestieri dalla notte del suo stesso tempo: gli ammalati meno abienti e reali che venivano a curarsi presso i medici della Schola Salerni come ci racconta la leggenda del Povero Enrico, gli illustri saggi d’Oriente che hanno alimentato la leggenda della fondazione della stessa istituzione, i pellegrini devoti al santo patrono Matteo, i pittori e scrittori del Grand Tour, i mercanti della millenaria fiera, i popoli che si spartivano la città in quartieri ancora oggi riconoscibili. Il nome di Salerno, grazie a questo flusso d’anime d’ogni condizione e origine, è apparso a inchiostro nel mondo che si propagava tra le Colonne d’Ercole e la Persia. Mortificante accorgersi che nessuno viene più a visitare questa Babilonia di giardini e conoscenza per alcuno di questi motivi sopraelencati. Chiudete l’orecchio alla becera propaganda di chi vi racconta serpentino che questa città è visitata solo da pochi decenni: sono molte più le luci che hanno spento di quelle che hanno acceso.
Salerno sarà sempre multiculturale (quella vera basata sulla bellezza e il rispetto della diversità - non la moderna visione che la appiattisce su concetti di eguaglianza che si riferiscono unicamente ai principi della dignità umana): porto salvo per gli affamati, gli infermi, gli ultimi. Accoglierà sempre ogni essere umano intenzionato a incontrarla con rispetto.
Che il rispetto della città, della sua storia, della gente che la abita eterna siano assiomi imprescindibili di accoglienza.
Se ad opprimere è il mondo nuovo che avanza, il popolo combatta l’oppressore per la prima volta: quando risponderanno “il mondo va così” la bellezza delle cose che produrremo sulle sponde di questo Golfo delle Sirene rappresenterà un’unica letterale risposta: “Non qui, non più”.
Il 2055 è l’anno limite, trenta anni prima dei mille anni dalla nascita dell’altro volto della doppia faccia di Salerno; anima tormentata in cerca dell’eterna pace, il Genius Loci, il Magister: Pietro Barliario.
Possa Salerno ritrovare in sé stessa, nelle sue tradizioni, la scintilla animatrice; e possa un nuovo Prometeo ispirarsi ai suoi fasti meravigliosi e restituirle quel Tempio della Sapienza che un estraneo sacrilegamente chiuse, senza misurare né le antiche sue benemerenze, né la gloria della quale si era circondata.
Siamo noi – siete voi – quel fuoco di Prometeo.
Ai venturi per Salerno che aspetta affinchè pensino ed operino meglio di noi.
La rivoluzione è culturale nel Tempo della Sapienza.
// Barliario è tornato e ha intenzione di festeggiare al meglio i suoi 1000 anni //
La prima iniziativa di SALERNO2055 sarà costruire una nuova identità visuale della città sulla base di un brief di comunità. Ve ne parleremo presto.
Costruiamo insieme SALERNO2055.
Il primo passo è iscriversi alla newsletter e seguire la pagina Instagram @salerno.2055.
Se invece vuoi essere parte attiva e hai idee o competenze da mettere sul tavolo, parlacene a storie@salerno2055.it .
La rete è tutta ancora da costruire: cittadini e non, professionisti, artisti, associazioni, artigiani, attività commerciali, aziende.
Tutti insieme per un obiettivo comune: preservare la storia e le storie per guardare al 2055 con visione e chiarezza. Costruire una città Meridionale ideale, per tutti i Sud del Mondo.

